Presentazione

Essere aggiornati sulle questioni di sicurezza e, soprattutto, sicurezza delle e nelle scuole, è importante. Per questo Cisl Scuola Lombardia ha ritenuto utile approntare uno strumento di facile consultazione per avere a portata di mouse tutta la normativa essenziale.

Specifice sezioni di questo strumento web offrono approfondimenti con rinvii alla normativa.

Un impegno caratterizza i nostri operatori: aggiornare costantemente questo supporto web perchè sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e nelle scuole sono questioni importanti.

 

CERCA

Stress lavoro correlato

L’articolo 28, comma 1 del Testo Unico obbliga chiaramente il datore di lavoro a valutare il rischio stress lavoro correlato superando le incertezze che poneva già il decreto legislativo 626/94, art. 4, c. 1, che obbligava “… il datore di lavoro alla valutazione dei rischi….per la sicurezza della salute dei lavoratori ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari..”.

Il Testo Unico infatti, dopo la sentenza della Corte Di Giustizia Europea del 2001 e l’accordo Europeo dell’ottobre 2004 sul lavoro stress correlato (stress work related), sancisce “l’obbligo non delegabile” da parte del datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi che minano la salute e la sicurezza dei lavoratori “…ivi compresi quelli stress-lavoro correlato”.

Il D.L.gs. 106/2009 aggiunge, al succitato art. 28, il comma 1 bis sulla base del quale “La valutazione dello stress lavoro correlato è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’art. 6, comma 8, lett. M quater, e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a fare data dal 1 agosto 2010”.             

Tutte le indagini fin qui condotte concordano sul fatto che la scuola rappresenta uno degli ambienti di lavoro più soggetti a vari stressors che, per la relazione prolungata ed intensiva con gli alunni, interessano la dirigenza scolastica, il corpo insegnanti e non ultimo la famiglia degli alunni stessi.

Una disamina sommaria dei fattori che possono avere un ruolo nella dinamica del rischio psico-sociale sono quindi le condizioni ambientali di lavoro, i fattori fisici come il microclima, la rumorosità, la luminosità, la temperatura, la sicurezza degli edifici e degli impianti, ma anche l’organizzazione del lavoro come l’orario di lavoro, la numerosità delle classi, l’interfaccia con la sfera genitoriale, il rapporto con “bambini difficili” (riferito a situazioni di degrado socio-economico). Tutti questi fattori  sono responsabili, uniti ad una recettività dell’individuo, di un disagio lavorativo definibile come “stress” molto diffuso in ambiente scolastico.

Nonostante sia stata accertata l’importanza del rischio psicosociale nella genesi del benessere dell’individuo, non esistono ancora metodi condivisi che consentono di misurarlo e di porre in essere delle misure di prevenzione nei confronti di quello che è anche definito come 4° rischio.

La natura di questo rischio mal si presta a classificazioni, misurazioni, linee guida riconosciute come standard definitivi. Per tale motivazione possiamo solo fornire dei riferimenti bibliografici che ormai sono riconosciuti diffusamente autorevoli. Rientra fra questi una recente pubblicazione riportata sul sito ISPESL dal titolo “La valutazione dei fattori psicosociali” che costituisce la  versione italiana del Job Content Questionnaire di R.A.Karasek

[1]

, dove le caratteristiche culturali ed organizzative del lavoro acquistano crescente significatività per la percezione e l’interpretazione del rischio psicosociale da parte dell’individuo. La pubblicazione parte da un lavoro dello stesso autore citato nel titolo che ha dato vita una vera e propria corrente culturale molto autorevole in ambito di psicologia del lavoro.

Prendendo spunto, inoltre, da un’esperienza di lavoro in ambiente scolastico della Workplace Health Promotion – WHP, anch’essa ripresa dall’ISPESL, dal titolo “Benessere organizzativo: indagine conoscitiva fra gli insegnanti di alcune scuole Lombarde”

[2]

si legge “… l’insegnante viene troppo spesso a trovarsi nell’immediato bisogno di non perdere autorità, identità ed autostima di fronte alla necessità di dover affrontare difficoltà ambientali e relazionali percepite… come problematiche di “sopravvivenza” personale, piuttosto che metodi didattici e comunicativi sulla classe”.

Accertato che la scuola è un ambiente di lavoro “a rischio” e volendo indicare una prima linea  di prevenzione del rischio psicosociale, non si può che partire dalla formula R = P × D (dove R = Rischio che è in relazione diretta alla probabilità di accadimento dell’evento e gravità del danno atteso) cui possiamo aggiungere il fattore K, inversamente proporzionale al rischio.

Il risultato finale è R = P × D / K dove la lettera K si traduce in  iniziative di informazione, formazione, partecipazione, confronto, in grado di abbassare il coefficiente di rischio stesso.

Tale linea di prevenzione, specie con la partecipazione attiva del personale docente alla organizzazione dei temi e del dibattito in un ambiente acculturato come la scuola, rappresenta non solo un rimedio intuitivamente efficace, motivante e generatore di stimoli positivi ma anche il piano di misure preventive da porre in essere, intese come sforzo evolutivo e continuo in grado di eliminare o diminuire l’insorgenza di rischi che attentano alla salute dei lavoratori sul posto di lavoro nella scuola.

 


Processi di valutazione dei rischi


Detto R l’indice di rischio, P la probabilità del verificarsi di un evento che genera un danno e D la dimensione del danno medesimo, la matrice proposta per la valutazione dei rischi (R = P x D) è del tipo 3x3 e si può raffigurare in una rappresentazione avente in ascisse la gravità del danno ed in ordinata la probabilità del suo verificarsi.

Detto R l’indice di rischio, P la probabilità del verificarsi di un evento che genera un danno e D la dimensione del danno medesimo, la matrice proposta per la valutazione dei rischi (R = P x D) è del tipo 3x3 e si può raffigurare in una rappresentazione avente in ascisse la gravità del danno ed in ordinata la probabilità del suo verificarsi.

(P)

Scala

delle

probabilità

Altamente probabile

4

8

12

16

Probabile

3

6

9

12

Poco probabile

2

4

6

8

Improbabile

1

2

3

4

 

lieve

medio

grave

Gravissimo

Scala del danno (D)

 

Le scale della probabilità e della dimensione del danno vengono riportate qui di seguito.

La definizione della scala di probabilità

[3]

fa riferimento principalmente all’esistenza di una correlazione più o meno diretta tra la carenza riscontrata e la probabilità che si verifichi l’evento indesiderato, tenuto conto della frequenza e della durata delle operazioni/lavorazioni che comportano rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori:

 

Valore

Livello probabilità

Definizioni/Criteri

 

 

3

 

 

molto probabile

Esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata e il verificarsi del danno ipotizzato per i lavoratori.

Si sono già verificati danni per la stessa mancanza rilevata nella stessa azienda o in aziende simili.

Il verificarsi del danno conseguente alla mancanza rilevata non susciterebbe alcuno stupore.

 

 

2

 

 

probabile

La mancanza rilevata può provocare un danno, anche se non in modo automatico e diretto.

E’ noto qualche episodio in cui alla mancanza ha fatto seguito il danno.

Il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe  sorpresa.

 

 

1

 

 

poco probabile

La mancanza rilevata può provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi.

Sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi o addirittura nessun episodio.

Il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe grande sorpresa e incredulità.

La definizione della scala di gravità del danno fa riferimento principalmente alla reversibilità o meno del danno:

Valore

Livello gravità danno

Definizioni/Criteri

 

3

 

grave

Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità totale o con esito letale.

Esposizione cronica con effetti totalmente o parzialmente irreversibili e invalidanti.

 

2

 

medio

Infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità reversibile.

Esposizione cronica con effetti reversibili.

 

1

 

lieve

Infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità rapidamente reversibile.

Esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili.

 

L’incidente con rischio di conseguenze mortali, anche se improbabile, va considerato come priorità nella programmazione delle misure di prevenzione.

Deve essere preso in considerazione il danno più grave che può essere associato al rischio in esame: a tal fine non può essere utilizzato il solo dato statistico aziendale che mostra un basso numero di incidenti di quel tipo perché tale dato, di per sé, non autorizza ad adottare misure di sicurezza meno restrittive.

Una tale sintetica rappresentazione è un importante punto di partenza per la definizione delle priorità e la programmazione temporale degli interventi di prevenzione e protezione da adottare. La valutazione numerica e cromatica del livello di rischio permette di identificare la priorità degli interventi da effettuare, ad es.:

R > 6

   Azioni correttive immediate

 

 

3 < R < 4

   Azioni correttive da programmare con urgenza

 

 

1 < R < 2

   Azioni correttive/migliorative da programmare nel breve-medio termine

Requisiti formali del Documento di Valutazione dei Rischi


  • Denominazione istituto
  • Nominativo Dirigente scolastico
  • Sede centrale e sedi periferiche: ubicazione e caratteristiche
  • Numero dipendenti (suddiviso per mansione e per sede):
    • collaboratori scolastici
    • amministrativi
    • insegnanti
    • assistenti tecnici
    • allievi assimilati a lavoratori (per uso attrezzature e frequenza laboratori)
    • totale allievi
    • personale non dipendente
    • servizi pulizie
    • servizi assistenza e manutenzione
    •  

      altri

  • orari (anche di eventuali corsi serali)
  • eventuale cessione dei locali: ente/società, locali, fasce orarie
  • nominativo responsabile e addetti SPP
  • RLS
  • Medico competente
  • Incaricati PS
  • Squadra antincendio

VALUTAZIONE


Periodo effettuazione

Autore (eventuali collaborazioni, consulenze)

Figure scolastiche coinvolte e modalità di coinvolgimento

Modalità di coinvolgimento RLS

Modalità di individuazione dei pericoli (planimetrie, sopralluogo, interviste, registro infortuni)

Criteri di valutazione dei rischi – standard di riferimento adottati


MISURE DI RIDUZIONE DEL RISCHIO


Criteri di individuazione dei provvedimenti per contenere i rischi

Criteri di programmazione degli interventi

Criteri periodicità aggiornamento del documento

Glossario

Allegati

Data stesura

Firma dirigente scolastico

 


[1]

Baldasseroni A, Camerino D, Cenni P, Cesana G.C., Fattorini E, Ferrario M., Mariani M,Tartaglia R.Dossier Rischi Psicosociali in http://www. Ispesl.it/informazione/karasek.htm

[2]

V. Tripeni, Benessere organizzativo: indagine conoscitiva tra gli insegnanti di alcune scuole lombarde. Fogli d’informazione ISPESL 2007,3,139-144.

[3]

Tale giudizio può essere misurato in modo indiretto attraverso il livello di sorpresa che l’evento provocherebbe, secondo una interessante prassi interpretativa in uso nei paesi anglosassoni.