Presentazione

Essere aggiornati sulle questioni di sicurezza e, soprattutto, sicurezza delle e nelle scuole, è importante. Per questo Cisl Scuola Lombardia ha ritenuto utile approntare uno strumento di facile consultazione per avere a portata di mouse tutta la normativa essenziale.

Specifice sezioni di questo strumento web offrono approfondimenti con rinvii alla normativa.

Un impegno caratterizza i nostri operatori: aggiornare costantemente questo supporto web perchè sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e nelle scuole sono questioni importanti.

 

CERCA

Gestione delle emergenze

Il patrimonio edilizio adibito ad attività di istruzione di ogni ordine e grado comprende molti plessi scolastici che, essendo costituiti da fabbricati vetusti o progettati per altre destinazioni d’uso, necessitano di interventi anche consistenti per essere adeguati alle disposizioni in materia di sicurezza.

Gli attori protagonisti della sicurezza nelle strutture scolastiche sono i dirigenti scolastici (vale a dire presidi e direttori didattici), individuati come “datori di lavoro” dal Decreto del Ministro dell’Istruzione 21 giugno 1996, n. 292, e gli Enti locali (Comuni e Province) il cui ruolo in ordine alla fornitura dei locali da adibire ad uso scolastico ed agli obblighi manutentivi degli stessi, è regolato dalla Legge 11 gennaio 1996, n. 23.

Le disposizioni legislative appena citate distinguono in modo chiaro, almeno in teoria, le attribuzioni ricadenti sui singoli soggetti: il capo dell’istituto è responsabile delle misure di sicurezza antincendio di tipo “gestionale” mentre rimane all’Ente locale la competenza degli interventi di manutenzione (non importa se ordinaria o straordinaria) finalizzata alla “messa a norma” degli edifici. In tal modo si individua come componente fondamentale dell’azione preventiva non soltanto il progettista e l’organo di controllo, ma anche il titolare dell’attività che ha il dovere e la responsabilità diretta di gestire la struttura anche sotto l’aspetto della sicurezza.

Tralasciando le problematiche inerenti le misure di tipo strutturale ed impiantistico, meritano una riflessione gli adempimenti gestionali che svolgono un ruolo rilevante nella strategia della sicurezza dei lavoratori in quanto integrano le misure di prevenzione e protezione al fine di mitigare il rischio correlato alle emergenze.

Ai datori di lavoro (dirigenti scolastici) compete, oltre all’adempimento inerente la valutazione dei rischi connessi con l’attività e l’elaborazione del relativo documento, la predisposizione del piano di emergenza nonché l’attività di formazione ed informazione del personale e degli alunni in funzione degli specifici incarichi e responsabilità.

Le situazioni di emergenza da considerare possono essere svariate, anche in funzione delle specifiche caratteristiche dell’istituto scolastico, tuttavia quelle generali, comunque presenti, sono riconducibili ai seguenti eventi:

  • incendio
  • terremoto
  • attentato
  • cedimento strutturale.

Qualsiasi pianificazione dell’emergenza non può prescindere dal prendere in considerazione la diversa risposta all’emergenza che il personale scolastico e gli alunni sono in grado di poter dare.

E' quindi importante che in tutte le fasi siano tenuti presenti in particolare i rischi a cui possono essere esposte le persone a causa della loro disabilità nonché le esigenze specifiche di tali persone nella pianificazione delle procedure di evacuazione.

Per quanto attiene l’aspetto della sicurezza antincendio,  i diversi adempimenti sono stati definiti e regolamentati dal Decreto Interministeriale 10 marzo 1998 inerente “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” emanato ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 626/1994 proprio per fornire ai datori di lavoro riferimenti precisi per poter verificare, organizzare e gestire la sicurezza antincendio nell’ambito della propria realtà lavorativa.

Il documento relativo alla valutazione dei rischi, richiamato all’art. 3 del D.M. 382/1998, deve prevedere una sezione specifica relativa al rischio di incendio che può essere redatta secondo i criteri indicati nell’allegato I al D.M. 10 marzo 1998. All’esito della valutazione dei rischi, il datore di lavoro deve programmare le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio riportandole in un apposito piano di emergenza.

La pianificazione dell’emergenza è lo strumento che permette di compensare i cosiddetti rischi residui, cioè quella parte del rischio che, pur evidenziato nel documento di valutazione, non può essere eliminato attraverso l’adozione di misure di prevenzione. Poiché infatti il rischio zero non esiste, è consequenziale che anche le disposizioni legislative vigenti impongano di codificare in un apposito documento una serie organizzata di azioni e di comportamenti da tenere in caso di emergenza che, se ben programmate e verificate, costituiscono il naturale completamento dei provvedimenti strutturali ed impiantistici specificamente attuati nell’attività esaminata.

Il piano di emergenza costituisce quindi strumento basilare che individua uno schema organizzativo che definisce i compiti da svolgere in funzione delle varie ipotesi di emergenza.

Nel “piano di emergenza” quindi sono individuate procedure e protocolli operativi per la corretta gestione degli eventi incidentali che potrebbero verificarsi. In tale documento sono contenute quelle informazioni chiave che servono per mettere in atto i primi comportamenti e le prime manovre permettendo di raggiungere, nel più breve tempo possibile, i seguenti principali obiettivi:

  • Salvaguardia ed evacuazione delle persone;
  • Messa in sicurezza degli impianti;
  • Compartimentazione e confinamento dell’incendio;
  • Protezione dei beni e delle attrezzature;
  • Controllo ed estinzione dell'incendio.

Infatti qualunque siano le tipologie e le dimensioni delle attività, l’aspetto che avrà grande influenza sull’evoluzione dell’evento-emergenza è quello relativo a come sono stati affrontati i primi momenti e quali operazioni sono state intraprese in attesa dell’arrivo delle squadre dei vigili del fuoco.

A proposito di vigili del fuoco, le attuali disposizioni non prevedono che i Comandi provinciali si esprimano in fase preventiva in merito ai piani di emergenza, tuttavia è auspicabile che si giunga ad una qualche forma di collaborazione sia nella stesura della programmazione degli interventi da eseguire in caso di incendio che nell’assistenza durante le prove di evacuazione.

Naturalmente il piano di emergenza deve essere concepito per funzionare nelle condizioni più sfavorevoli (ora, giorno, affollamento, ecc.) che possono ragionevolmente prevedersi.

La conoscenza approfondita dell’ambiente scolastico (ad esempio numero di piani ed aule per piano) con allegate piante e planimetrie in cui siano indicate modifiche di destinazioni d’uso, spostamento di muri, chiusura di porte, luoghi in cui si possono verificare le situazioni di pericolo (laboratori, palestre, biblioteche, magazzini, centrali termiche, ecc.), le strutture e gli impianti di sicurezza (scale ed uscite di sicurezza, estintori, idranti, ecc.), i luoghi sicuri o aree protette in cui possono trovare rifugio gli occupanti della scuola nonché nel dettaglio, e per ogni piano, il numero di docenti, allievi e personale non docente (magari individuando anche la fascia oraria di massima presenza delle persone nell’edificio) e una approfondita analisi dei rischi sono il presupposto fondamentale per costruire un buon piano di emergenza.

Inoltre è opportuno precisare che un piano di emergenza prima di essere definitivamente adottato deve essere sottoposto ad una "analisi di congruità" che ne accerti l'effettiva capacità di applicazione in tutte le situazioni valutate. Esso deve concretamente tradursi per le singole persone, in norme di comportamento costituite da poche e chiare istruzioni, di semplice attuazione e tali, quindi, da non lasciare spazio a dubbi od interpretazioni.

Nell’ambito delle procedure di emergenza assume particolare rilevanza il piano di evacuazione, che potremo considerare una sorta di piano nel piano che esplicita con gli opportuni dettagli tutte le misure adottate (in fase preventiva e di progetto) e tutti i comportamenti da attuare (in fase di emergenza) per garantire il completo e sicuro sfollamento delle persone minacciate.

Numerose esperienze hanno dimostrato quanto sia complesso attuare in modo estemporaneo una pronta evacuazione di diverse centinaia di persone, agitate e spaventate, in modo rapido e ordinato.

In sintesi il piano di evacuazione, deve specificare nel dettaglio chi fa e che cosa, seguendo una certa logicità di azioni nel tempo.

Il Capo d’Istituto deve identificare alcuni compiti da assegnare al personale docente e non. Per ogni compito sarà necessario individuare almeno 2 responsabili, in modo da garantire una continuità della loro presenza:

  • Responsabile all’emanazione dell’ordine di evacuazione (normalmente Capo di Istituto e, come sostituto, il Vicario) che, al verificarsi di una situazione di emergenza, assume il coordinamento delle operazioni di evacuazione e di primo soccorso;
  • Personale incaricato della diffusione dell’ordine di evacuazione;
  • Personale di piano o di settore responsabile del controllo del regolare completamento delle operazioni di evacuazione;
  • Personale incaricato di effettuare le chiamate di soccorso ai Vigili del Fuoco, alle Forze dell’Ordine, al Pronto Soccorso e ad ogni altro organismo ritenuto necessario;
  • Personale incaricato dell’interruzione della erogazione dell’energia elettrica, del gas e dell’alimentazione della centrale termica;
  • Personale incaricato dell’uso e del controllo periodico dell’efficienza di estintori e idranti;
  • Personale addetto al controllo quotidiano della praticabilità delle uscite di sicurezza e dei percorsi per raggiungerle.

 

 La diffusione dell’ordine di evacuazione, in caso di situazione di grave pericolo, che richieda l’abbandono immediato dei locali, potrà essere data da chiunque responsabilmente per primo venga a conoscenza dell’evento. E’ opportuno, non essendo il personale scolastico particolarmente addestrato alla sicurezza, definire a priori in quali casi consentire la diramazione dell’allarme senza ricorrere immediatamente al Capo dell’Istituto.

Come indicato nel documento il Responsabile della scuola in caso di emergenza coordina le operazioni di evacuazione, ma è aiutato in questo dal Nucleo Operativo.

Il Nucleo Operativo, costituisce la prima commissione tecnica d’emergenza, si attiva presso l’Ufficio della dirigenza scolastica ed è normalmente composto da due insegnanti più il Responsabile didattico.

Ha il compito di:

  • attivare tutte le risorse esterne (Vigili del Fuoco, forze di Polizia,...) per fronteggiare l’emergenza;
  • verificare che le operazioni di evacuazione siano eseguite in modo idoneo e “che nessuna persona sia rimasta in zona pericolo”;
  • entrare in possesso, ad evacuazione effettuata e nel più breve tempo possibile, dei rapporti di evacuazione compilati dagli insegnanti di ciascuna classe;
  • mettersi a disposizione delle “autorità competenti in materia”;
  • decidere, in coordinamento con le Autorità statali e con comunicazione del Responsabile didattico,  l’eventuale cessazione dello stato di emergenza.

E' quindi di estrema importanza che in ogni struttura scolastica si provveda alla stesura accurata del piano di evacuazione prevedendo anche l’affissione ai piani di planimetrie con l’indicazione delle aule, dei percorsi di esodo, delle scale protette e/o a prova di fumo, dei pulsanti di allarme, degli estintori e degli idranti.

Soltanto una buona conoscenza ed una discreta familiarità con le procedure di emergenza consentirà al personale di agire con calma e consapevolezza.

Tuttavia una procedura, per quanto sia scritta con precisione e semplicità, rischia di risultare completamente inefficace se le persone che devono metterla in atto non si addestrano periodicamente.

Di qui l’importanza delle prove di evacuazione che già il D.M. 26 agosto 1992 prevedeva di dover effettuare almeno due volte nel corso dell’anno scolastico e che sarebbe opportuno fossero accompagnate da riunioni di addestramento e di allenamento all’uso dei mezzi antincendio, dei dispositivi di allarme e dei sistemi di comunicazione in situazioni di emergenza.

La ripetizione della procedura di evacuazione fa acquisire a chi la compie dimestichezza e sicurezza e, in caso di pericolo reale, aumenta le probabilità di successo consentendo di:

  • essere preparati a situazioni di pericolo;
  • stimolare la fiducia in se stessi;
  • indurre un sufficiente autocontrollo per attuare comportamenti razionali e corretti;
  • controllare la propria emozionalità e saper reagire all’eccitazione collettiva.

In altre parole se il sistema è preparato e organizzato per far fronte ai pericoli, si riducono i rischi indotti da una situazione di pericolo e sono facilitate le operazioni di allontanamento dei presenti. Dove vi sono vie di esodo alternative, la simulazione può basarsi sul presupposto che una di esse non possa essere utilizzata a causa di un incendio.

L’esercitazione deve essere condotta nella maniera più realistica possibile, senza tuttavia mettere in pericolo i partecipanti ed i presenti. Essa ha inizio dal momento in cui viene fatto scattare l’allarme e si conclude una volta raggiunto il punto di raccolta e fatto l’appello dei partecipanti.

Ogni esercitazione deve prevedere una successiva fase di verifica dei risultati enucleando le osservazioni utili ad eventuali ulteriori aggiornamenti delle procedure d’emergenza, della situazione impiantistica e/o della formazione del personale. La verifica permette anche un miglioramento continuo delle modalità di effettuazione delle esercitazioni.

Una successiva esercitazione deve essere messa in atto non appena:

  • una simulazione abbia rivelato serie carenze e dopo che siano stati presi i necessari provvedimenti;
  • si sia verificato un incremento del numero degli occupanti;
  • siano stati effettuati lavori che abbiano comportato modifiche alle vie di esodo.

Le esercitazioni e l’addestramento sono quindi il “collante” che tiene insieme il complesso sistema di gestione dell’emergenza. Senza l’aggiornamento continuo e la messa in pratica periodica, anche il piano più semplice e le procedure meglio organizzate rischiano di non avere la giusta efficacia. Lo scopo dell’aggiornamento è quello di raffinare continuamente la qualità della procedure per disporre di strumenti sempre più efficaci ed adeguati alla realtà dell’istituto scolastico.
Non si può pretendere che fin dalla prima stesura il piano di emergenza sia un documento perfetto e completo. Inizialmente il piano conterrà alcune imprecisioni e sarà piuttosto “generale”. Poi, man mano, sarà integrato con le parti che vengono sviluppate e approfondite. E’ bene però che la fase di prima sperimentazione sia il più possibile limitata nel tempo.

In conclusione, occorre mettere in evidenza come, sebbene molte scuole dispongano di un piano di evacuazione (seppure non sempre validato dalle simulazioni periodiche), viceversa gli altri adempimenti gestionali, già previsti dal D.M. 26 agosto 1992 e ribaditi dalla vigente legislazione sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (verifica e manutenzione dei presidi antincendio, registro dei controlli, formazione e informazione, ecc.), risultano in molti casi trascurati con conseguente aggravio delle situazioni di rischio. Tali carenze non sono più tollerabili sia perché risultano ormai abbondantemente scaduti i termini di adeguamento previsti per gli edifici scolastici esistenti, sia perché la giustificazione economica, spesso invocata comprensibilmente per gli interventi edilizi ed impiantistici, non è in tal caso sostenibile. Si tratta quindi solo di buona volontà e di acquisire la consapevolezza di una nuova cultura della sicurezza, cosa che non dovrebbe risultare difficile proprio nelle strutture deputate alla diffusione della cultura. Di seguito è esplicitato l’indice tipo di un piano di emergenza della scuola.